venerdì 2 luglio 2010

temperatura

Oggi ci sono 35 gradi e 37% di umidita' a palaiseau. meglio che a Modena. Todavia, non avrei mai creduto di soffrire cosi tanto il caldo stando a Paris. Ho appena mangiato yogurt con banana a pezzetti, e mi accingo a vedere la partita dei quarti di finale. porca troia oggi dire di essersi concentrati e' davvero troppo. sconnettendo mi rifugio nel frigo. Ma mi hanno incastrato, come grida il consigliere pdl beccato con coca roma ieri...e non vogliamo neanche come e cosa gli hanno incastrato!

mercoledì 30 giugno 2010

Codanna di Dell' Utri..un mafioso in politica.

PALERMO - Sette anni di carcere per Marcello Dell'Utri, ma è assolto per le "condotte successive al 1992, perché il fatto non sussiste". Questo il verdetto 1 della seconda sezione della Corte d'appello di Palermo presieduta da Claudio Dall'Acqua (a latere Salvatore Barresi e Sergio La Commare). In primo grado, il senatore del Pdl era stato condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Oggi, dopo cinque giorni di camera di consiglio, i giudici d'appello riscrivono la sentenza in uno dei punti più delicati del processo, quello della trattativa che secondo la Procura e il Tribunale sarebbe intercorsa fra l'organizzazione mafiosa e Marcello Dell'Utri alla vigilia della nascita di Forza Italia.

La Corte ritiene invece provato che Dell'Utri intrattenne stretti rapporti con la vecchia mafia di Stefano Bontade e poi, dopo il 1980, con gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano, almeno fino alla stagione delle stragi di Falcone e Borsellino nel 1992.

Eccoli, allora, i capisaldi della condanna. Innanzitutto, l'assunzione del boss palermitano Vittorio Mangano per fare da stalliere nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi. "Attraverso la mediazione di Dell'Utri e del mafioso Gaetano Cinà - aveva ribadito il procuratore generale Nino Gatto poco prima che i giudici entrassero in camera di consiglio - Mangano assicurò protezione contro l'escalation dei sequestri a Milano". Nell'autunno 1974, l'arrivo di Mangano sarebbe stato sancito da un incontro fra Dell'Utri, Berlusconi e i capimafia palermitani Stefano Bontade e Mimmo Teresi, nella sede della Edilnord. I giudici della corte d'appello hanno evidentemente creduto al pentito Francesco Di Carlo, che ha svelato di essere stato presente a quell'incontro.

La sentenza di primo grado sosteneva pure che prima del 1980 Dell'Utri aveva fatto da tramite per gli investimenti a Milano di Stefano Bontade, all'epoca uno dei padrini più influenti di Cosa nostra palermitana, che era alla ricerca di aziende pulite del Nord Italia in grado di riciclare i miliardi di lire provenienti dal traffico internazionale di droga.

Il senatore Dell'Utri non era presente alla lettura della sentenza nell'aula bunker di Pagliarelli ed ha preferito aspettare la decisione della corte d'appello a Como. Poi ha commentato la sentenza in una conferenza stampa a Milano 2. Per lui, il sostituto procuratore generale Nino Gatto aveva chiesto una condanna anche più alta di quella inflitta in primo grado, 11 anni. E aveva fatto un appello finale ai giudici: "E' il potere a essere giudicato (...) Voi potete contribuire alla costruzione di un gradino, salito il quale forse, e ripeto forse, si potranno percorrere altri scalini che potranno fare accertare le responsabilità che hanno insanguinato il nostro Paese. Oppure lo potete distruggere questo gradino".

Il riferimento del procuratore generale era a quelle indagini delle Procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze che di recente hanno ricevuto nuovi spunti dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza: l'ex killer oggi pentito ha parlato di "garanzie" che sarebbero state offerte nel 1993 dal "compaesano" Dell'Utri e da Berlusconi, alla vigilia della nascita di Forza Italia. L'assoluzione di Dell'Utri per le vicende successive al 1992 suona adesso come una sconfessione di Spatuzza, ma su questo punto bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per capire se i giudici della corte d'appello hanno valutato il pentito del tutto inattendibile, oppure se si sono limitati a ritenere il suo contributo non determinante, perché sulla trattativa politica-mafia ha riferito in fondo solo quanto appreso da uno dei suoi capi, Giuseppe Graviano.

Di certo, però, nel processo Dell'Utri non era solo Spatuzza a parlare di un accordo politico-mafioso in vista della nascita di Forza Italia. Nella sentenza di primo grado, che aveva portato alla condanna del senatore di Forza Italia, una parte rilevante era rappresentata dalle dichiarazioni di Nino Giuffrè: l'ex fedelissimo del capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano aveva parlato del sostegno elettorale dei boss in cambio di "garanzie" che sarebbero state offerte da alcuni intermediari. Adesso, la sentenza di appello sembra mettere in discussione anche quelli che erano ormai ritenuti i capisaldi delle ultime inchieste sulla trattativa fra mafia e politica durante la stagione delle stragi del 1993.

(Articolo di Repubblica)

domenica 27 giugno 2010

e aggiungo che mi sono anche rotto dei network, facebook, i blog, il twitter, le mailing list, i newsgroup, le daily mail digest, il forum.....quando riprenderemo a parlarci e scriverci normalmente?
viviamo piu qui in rete che nella vita reale, se tale la si puo' chiamare. relazioni virtuali e veloci, bulimia di amici, bulimia di incontri. e non ci gustiamo il presente. fast sex, fast friends vorrei dire. non e' per me. almeno non continuativamente. vorrei sapere dove sono i "vecchi amici". vado a recuperare carta e penna.
ieri al gay pride.
veramente partecipato e moooolto fico! un delirio di colori e persone diverse! splendide!
pero' mi chiedo se nel 3o millennio sia normale dover manifestare in maniera cosi' forte per dover affermare e difendere la propria identita' sessuale. Non riusciam proprio ad accettare che vi siano persone con gusti, tendenze e carattere diverso dal mio o dal tuo? Uff...
Comunque il gay pride e' proprio una bella festa.

mercoledì 16 giugno 2010

Sandokan pentiti, il tuo potere è finito

di ROBERTO SAVIANO

ORA che ti hanno arrestato anche il primo figlio, è giunto il tempo di collaborare con la giustizia, Francesco Schiavone. Sandokan ti chiama ormai la stampa, Cicciò o' barbone i paesani, Schiavone Francesco di Nicola, ti presentano i tuoi avvocati. E Nicola, come tuo padre, hai chiamato tuo figlio a cui hai dato lo stesso destino. Destino di killer. Accusato di aver ucciso tre persone, tre affiliati che avevano deciso di passare con l'altra famiglia, con i Bidognetti. Nessuno si sente sicuro nella tua famiglia, il tuo gruppo ormai non dà sicurezza. Non ti resta che pentirti. Questa mia lettera si apre così, non può iniziare diversamente, non può cominciare con un "caro". Perché caro non mi sei per nulla. Neanche riesco a porgertelo per formale cortesia, perché la cortesia rischia già di divenire una concessione che va oltre la forma. Scrivendo non userò né il "voi" che considereresti doveroso e di rispetto, né il "lei". Chi usa il "lei", lo so bene, per voi camorristi si difende dietro una forma perché non ha sostanza. Allora userò il tu, perché è soltanto a tu per tu che posso parlarti.

Sei in galera da più di dieci anni. Prima ti eri rinchiuso a Casal di Principe in una casa bunker sotterranea. È lì che ti hanno scovato e arrestato. Oggi hanno catturato tuo figlio in un buco analogo, solo più piccolo: stesso luogo, stessi arredi, simboli di un potere sterile - il televisore a cristalli liquidi - , divenuti più dozzinali con il trascorrere degli anni.

Persino stessa passione per la pittura. Cos'hai pensato quando hai saputo che l'hanno stanato, quando ti hanno riferito che a guidare il blitz identico a quello che ha portato alla tua cattura c'era lo stesso uomo, Guido Longo, allora capo della Dia napoletana, oggi questore di Caserta? Cosa hai pensato quando hai visto l'antimafia di Napoli diretta dal Pm Cafiero de Raho combattere ancora lì, non indebolita nonostante le mille difficoltà? Che sensazione ti ha generato scoprire che "Nic'ò barbone" si è arreso con il tuo stesso gesto, l'identico modo di alzare le mani, quasi si trattasse di un tuo clone, non di tuo figlio? Cosa provi ora che la moglie di Nicola subirà le stesse pene che ha subito tua moglie? I tuoi nipoti vivranno come i tuoi figli senza padre, con i soldi mensili versati da qualche tuo vicario e il destino da camorrista già scritto perché intorno tutti vogliono così, perché tu vuoi così. Cosa provi? È a questo che è valsa la tua scalata alla testa dell'organizzazione, con tutti gli ordini di morte che hai impartito, con tutti gli uomini un tempo tuoi sodali che hai ucciso addirittura letteralmente con le tue stesse mani?

Ogni tuo amico ti è divenuto nemico, hai fatto ammazzare Vincenzo De Falco con cui eri cresciuto, hai fatto ammazzare i parenti di Antonio Bardellino, l'uomo che ti aveva dato fiducia, potere e persino amicizia. Vi tradite l'un l'altro e sapete dal primo momento che questo accadrà anche a voi stessi. Perché questa è la vostra vita, uccidere i vostri più cari amici, distruggere coloro con cui siete cresciuti per non essere distrutti. E sarete distrutti da coloro che oggi vi sono amici, che oggi stanno crescendo nei vostri affari. Come ti sei sentito Francesco Schiavone Sandokan quando in una relazione che hai fatto consegnare ai tuoi legali affermi di vedere fantasmi che ti vengono a trovare nella tua cella? Come ti senti quando piangi, quando ti senti impazzire, quando fai il finto pazzo pur di uscire dalla galera? Quando vieni a sapere che l'altro tuo figlio, Emanuele, è stato arrestato come un qualunque tossico che vende hashish per avere soldi? Lui figlio del capo dell'impero del cemento che si fa beccare come un tossico qualsiasi? Quando il tuo ordine era quello di non far spacciare in paese e invece tuo figlio finisce per farlo a Rimini, come ti senti? L'unica speranza che hai è quella di pentirti, non devi continuare a indossare la maschera della tigre feroce, mentre sei diventato un gatto rinchiuso e castrato.

Castrato come Francesco Bidognetti, tuo alleato e allo stesso tempo rivale, ormai sull'orlo del pentimento, che deve per forza mantenere la pace con uomini che gli hanno ucciso parenti e alleati. Che deve vedere le sue donne tradirlo una alla volta. Un uomo che del comando ormai conserva soltanto il ricordo. Oggi ha difficoltà a mantenere il suo gruppo, i sequestri di beni e gli arresti lo stanno divorando. Eppure i tuoi uomini, quelli che tuo figlio avrebbe ucciso, erano disposti a passare con lui pur di non stare sotto il comando del tuo erede. Hai sempre saputo quale fosse il tuo destino. Fatturate miliardi di euro all'anno, il patrimonio del tuo clan è simile a quello di una manovra finanziaria, ma il vostro non è un destino da uomini. È solo un destino da criminali, coloro che si credono re e si ritrovano prigionieri. Con il wc accanto al tavolo dove mangiate, con un secondino che vi ispeziona, con i vostri figli che hanno vergogna di dire chi siete, e un vetro che vi impedisce di toccare finanche le mani delle vostre mogli.

Come sopporti questa ripetizione di un copione che tu stesso hai scritto sulla pelle della tua discendenza, che a sua volta doveva inciderla nella carne altrui? Sei fiero che il tuo primogenito rischi di finire i suoi giorni in carcere? Costretti a vivere come topi. Per mesi, anni. Condannati, già prima di ogni sentenza, a nascondervi, a mentire, a camuffarvi, a pagare uomini dello Stato per aiutarvi, a comprare politici per difendervi, a mercanteggiare promesse e favori in cambio di protezione e sotterfugi. Ma anche a costringere dei poveri vostri compaesani ad accogliervi sotto minacce, mentre alle vostre famiglie tocca farsi svegliare dalla polizia nel cuore della notte o farsi pedinare per giorni e giorni. È questa la sostanza del vostro impero. Hai avuto e hai ancora molti politici in pugno, condizioni gli appalti di molta parte di questo Paese. Proprio perché stai in galera e porti il peso del tuo potere, ti consideri migliore rispetto a imprenditori e parlamentari vicini che valuti codardi. Eppure di questa superiorità cosa ti rimane? Loro stanno fuori e tu sei dentro. Perché continua a difenderli il tuo silenzio? Cosa mai potrà compensare il tuo ergastolo e la distruzione continua della tua famiglia? Non lo vedi? Francesco Schiavone, che cos'hai ottenuto? L'ergastolo e un futuro sepolto in galera. Non hai più alcuna speranza di uscirne fuori finché sei vivo. E allora, che cosa pensi, che ragioni ti dai della tua vita?

Credo, in realtà, di sapere a cosa stai pensando. Che adesso gli affari fuori sono buoni. La crisi economica aumenta il business del clan la tua galera passa in secondo piano. Pensi che hanno anche promulgato leggi favorevoli. La legge sulle intercettazioni sarà d'ora in avanti il vostro scudo, con questa legge non avrebbero mai potuto arrestare tuo figlio, la legge sul processo breve potrà tornarvi utile. Avete politici alleati nei posti chiave, e (se verrà confermato quanto dichiarano le accuse dell'antimafia di Napoli) il sottosegretario allo sviluppo Nicola Cosentino è in diretto rapporto con la tua famiglia. Non perché tuo parente ma perché in affari con te. Quindi pensi di avere un ministero importante dove passano soldi e favori nelle tue mani.

Ma tu sei e rimani in galera però. Ricordi quello che ha detto Domenico Bidognetti su Nicola Ferraro quando si è pentito? L'ha accusato non perché anche Nicola Ferraro sia tuo parente, ma per gli affari che fa con te e tramite te. Ricordi? Dovresti saperlo. Lui ha dichiarato che "Nicola Ferraro prelevava i rifiuti speciali delle officine meccaniche, anzi fingeva di prelevare i rifiuti ma in realtà faceva delle false certificazioni e venivano smaltiti illegalmente". Lui leader casertano dell'Udeur molto legato a Clemente Mastella è stato arrestato nella retata che azzerò il partito. "Era un imprenditore molto vicino al clan dei casalesi. Prima era più vicino alla famiglia Schiavone, poi deve essersi avvicinato a Antonio Iovine". E poi - continua Domenico Bidognetti che conosci bene e tu stesso l'hai in qualche modo allevato - "a testimonianza dei buoni rapporti fra il Ferraro ed il clan, un anno fa Cicciariello (Francesco Schiavone, cugino omonimo di Sandokan n. d. r.) mi disse che voleva mandare a dire a Ferraro di intercedere presso il suo 'comparè Clemente Mastella Ministro della Giustizia, per fare revocare, un po' per volta, i 41 bis applicati a noi casalesi. Non so dire se poi Cicciariello attuò questo proposito".

Ecco prima o poi, supponi, qualche politico amico attenuerà la tua pena e tornerai come quando eri giovane a vivere in carcere come in un hotel. Se non toccherà a te stesso, magari a Nicola, tuo figlio. Ti è stato consentito di incontrare un boss di Cosa Nostra, Giuseppe Graviano, mandante dell'uccisione di Don Puglisi, responsabile della morte di Falcone e Borsellino e delle stragi che nel '93 colpirono Firenze, Milano e Roma. Chissà cosa vi siete detti nei vostri colloqui durante l'ora d'aria al carcere di Opera, dove entrambi scontate il regime del 41 bis? Avete stretto alleanze, avete escogitato nuove strategie? Avete messo a punto degli strumenti per rivalervi su coloro che vi hanno punito, nel caso non fossero disposti a venire a patti? Avete vagheggiato di avere in mano, pur dal cortile di un carcere di massima sicurezza, il destino dell'Italia? Pensate che il vostro silenzio o una vostra mezza parola possa delegittimare i vertici del potere politico? Mettergli paura? Ingenuità, Schiavone. Non ti rendi conto che siete divenuti burattini pensando di essere burattinai. Ma non vedi quello che sta accadendo?

Ciclicamente appoggiate politici che vi fanno promesse, vi usano per ottenere ciò che gli torna utile, vi scaricano quando non servite più, quando intravedono delle alternative. Perché in questo Paese in cui il potere è sempre in mano a pochi e soliti, i soli di cui è certo che verranno prima o poi rimpiazzati da qualche rivale emergente siete voi.
La camorra è potente ma la sua forza si basa sul fatto che i camorristi continuamente cambiano, sono interscambiabili. I cimiteri sono pieni di camorristi indispensabili. Non stai vedendo che stanno eliminando il tuo gruppo? E quello di Bidognetti? E i fedeli Iovine e Zagaria? I due latitanti? Ancora liberi. Liberi di fare affari, di dirigerli. I tuoi reggenti diventati re nei fatti, perché non esiste nessuna incoronazione, mentre le detronizzazioni, quelle esistono, e prima o poi vengono scritte con il sangue, se non quello del sovrano decaduto, almeno quello dei suoi ultimi fedeli. È questo ciò che ti attende e lo sai. Loro ti tradiranno (se non lo stanno già facendo) proprio come tu hai tradito Antonio Bardellino e Mario Iovine.

Quattro anni fa feci un invito nella piazza di Casal di Principe. Lo feci alle persone, soprattutto ai ragazzi che erano lì presenti. Li invitai a cacciarvi dai nostri paesi, a disconoscervi la cittadinanza, a togliere il saluto alle vostre famiglie. "Michele Zagaria, Antonio Iovine, Francesco Schiavone, non valete niente". Urlai con lo stomaco e con la volontà di dimostrare che si potevano fare i vostri nomi, in quella piazza. Che non succede proprio nulla se si fanno. Che non sono impronunciabili, neanche quando si chiede non a una, due, o cinque persone, ma a molte, moltissime, di denunciarvi, di spingervi ad andarvene da Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa, Casapesenna. A liberare queste terre. Tuo padre mi ha definito un buffone, non è l'unico a pensarla così. Tu stesso hai fatto scrivere dai tuoi avvocati che racconto menzogne. Sulle pareti di Casal di Principe mai è apparso un insulto a te, neanche dopo la strage di Casapesenna che avevi ordinato. Invece decine e decine le scritte contro di me, e appena si pronuncia il mio nome, i giovani delle mie zone mi riempiono di insulti. E quando vedono i tuoi figli, cosa fanno? Che cosa rappresentano questi ragazzi senza madre, senza padre, con gli occhi delle polizie sempre puntati addosso? Ti credi un uomo a far vivere così i tuoi figli? Tua moglie in prigione, i figli mollati ai parenti. È da uomo di onore, questo? Da uomo di rispetto?

Non è un uomo una persona che fa vivere così la propria famiglia. Questo lo sai nel profondo di te stesso. Una vecchia espressione napoletana identifica con un'espressione molto efficace un potere fatto solo di sbruffoneria: "guappi di cartone". Voi la usate per definire un uomo che parla e poi non agisce e ha paura. Io la uso per mostrare quanto sia codardo il vostro potere di morte, corrotto il vostro business, e che il vostro silenzio difende tutti quei colletti bianchi, imprenditori, editori, commercialisti, onorevoli, ingegneri che lavorando per voi pensando soltanto di lavorare per delle imprese di cui non vogliono conoscere l'origine. Guappo di cartone sei perché ordini esecuzioni di persone disarmate, fai sparare alle spalle a innocenti. Guappo di cartone perché temi ogni mossa che possa compromettere le tue entrate di danaro, perché sei disposto a perdere faccia e dignità per un versamento in euro. Guappo di cartone che costringi al silenzio della paura tutti i tuoi paesani se vogliono lavorare nelle tue imprese. Guappo di cartone perché non fai crescere nessuna impresa che con te e con i tuoi non faccia affari. Guappo di cartone perché avveleni la terra dove i tuoi avi avevano piantato le pesche, i meli, e ora la terra avvelenata non produce nulla se non cancro.

Può sembrarti assurdo ma siccome nessuno te lo chiede, te lo ripeto io un'altra volta. Collabora con la giustizia. Prima che tutti i tuoi figli finiscano in galera o ammazzati. Prima che le tue figlie siano costrette a matrimoni combinati per farti ancora contare qualcosa, prima che i tuoi nipoti debbano tutti legarsi attraverso matrimoni agli imprenditori locali per cercare di controllarli, sempre, ovunque, in ogni momento. Invita a pentirsi anche tuo fratello Walter. Fuori dal carcere si sentiva il protagonista di Scarface. Non c'era assessore, sindaco, segretario di partito o imprenditore che non volesse fare patti e affari con lui. E ora? Ora in galera lo divora una malattia, ha perso un figlio, è divenuto uno scheletro che cammina e implora ai giudici clemenza, lui che non l'ha mai data alla sua terra e ai suoi nemici. Per cosa taci ancora? Pensi che ti renda onore tutto questo? Pensi che ti rispettino coloro che il tuo silenzio difende? Tutti coloro che avete reso potenti, sensali con la coscienza pulita perché non sparavano, ma costruivano, smaltivano, votavano, governavano. Tutti questi non sono lì con voi. E andranno con chi comanda. Ieri eravate voi oggi sono altri, e domani altri ancora. Loro saranno amici di chi conta. Come sempre. E voi morirete in carcere.

Tu cosa vuoi, Francesco Schiavone? La tua morte? Rimpiangi di non essere finito ammazzato? Come tuo nipote Mario Schiavone "Menelik"? Facesti uccidere per vendicare la sua morte un carabiniere innocente Salvatore Nuvoletta, aveva vent'anni quando il clan dei casalesi chiese la sua testa, non fu lui ad uccidere in un conflitto a fuoco tuo nipote. E l'hai fatto ammazzare lo stesso. Tu e i tuoi uomini. Uccidendolo mentre era disarmato, mentre giocava con un bambino. Questo è onore?

Io sono cresciuto in terra di camorra e so come ragioni. Consideri smidollato chi ha paura di morire, chi ha paura del carcere. Sai che se vuoi davvero comandare sulla vita delle persone, devi pagarlo questo potere. Tu e i tuoi amici vincete perché sapete sacrificarvi mentre i politici e gli imprenditori di questo paese non sanno farlo. Quante volte ho sentito pronunciare queste parole dai miei conterranei. Ma non per tutti è così.

Prima o poi vi schiacceranno. Prima o poi tutti i vostri affari, il vostro cemento, i vostri voti, i vostri rifiuti tossici, tutto questo sarà destinato a finire. Non è la volontà che muta il destino delle cose, e tu, Schiavone, non sei che l'ennesimo di una catena infinita. Ma forse potresti fare un gesto, una scelta che compensi almeno in parte tutto quanto hai fatto. Mostra tutto. Sollevati dal tuo potere, dal potere dei tuoi affari, sottosegretari, sindaci, presidenti di provincia, sollevati dai veleni, dai morti, dalle dannate famiglie che credono di disporre di cose, persone, e animali come sovrani. Collabora con la giustizia, Schiavone. Invita a consegnarsi Antonio Iovine e Michele Zagaria. Sarebbe un gesto che ridarebbe a te e ai tuoi dignità di uomini. Provate ad essere uomini e non utili bestie feroci da business e accordi. Collabora con la giustizia, mostra che sei ancora un essere umano e non solo un agglomerato di cellule capace solo con rancore e avidità di strisciare di covo in covo, o di cella in cella.

©2010 Roberto Saviano/ Agenzia Santachiara

lunedì 14 giugno 2010

dovrebbe esserci il sole qui. dovrebbe essere giugno e dovrebbero potersi vedere le spiagge affollate di gente.
nei miei dannati sogni. ma chi ha creato i paesi baschi???

martedì 25 maggio 2010

mail che ho scritto ad una serie di esponenti dell' Amministrazione Modenese in merito ad una polemica nata sulla costruzione di una piscina e di un campo da golf all' interno di due splendidi parchi modenesi. La polemica inferve gli animi tra i militanti pd (giustamente), i cittandini partecipano con forme spontanee di confronto e l'opposizione politica con bordate a mezzo stampa locale. Gli Amministratori della citta' invece sembrano quasi scioccati ed offesi dal fatto che la cittadinanza non sembra gradire decisioni prese sempre ed esclusivamente dentro il palazzo. Questo il mio contributo alla discussione, in cui mi sono trovato coinvolto in un botta e risposta di mails:
(a tuttoggi nessuna delle persone che hanno scritto di rimando alla mailing list hanno ancora avuto una minima risposta:)

io sono Federico Iori.
Anche io non ho capito bene come mia mail e' entrata nell' elenco. Si vede tramite qualche forward in discussione cone su questi temi e poi cosa probabile tutto elenco di destinatari e' stato riutilizzato in via "ufficiale".

Mi permetto in modo molto civile di dire il mio parere sulla mia Citta'..Io che causa il lavoro che non ho trovato in Modena, sono stato obbligato a spostarmi all' estero. E da Paris seguo sempre tramite organi di informazione locale e tramite la mia famiglia le vicende politiche e civili di Modena.
Seguo anche le vicende del PD, il mio partito, in cui milito, e dal quale vorrei vedere realizzato un serio progetto di vita da proporre ai cittadini e soprattutto ai giovani tutti non solo a livello nazionale ma anche a livello locale.

Dopo le varie tornate elettorali in cui le amministrazioni di sx accusano una flessione di consensi, penso che tutti, dai cittadini sostenitori agli amministratori locali, dovrebbero seriamente aprire una riflessione. Perche' non si governa una citta' come Modena con una maggioranza del 50.1 %. Non siamo andati al ballottaggio per una manciata di 100 e rotti voi. Non si governa con un monocolore. Non si puo' governare ancora una volta mettendo i cittadini di fronte alle scelte compiute dall' amministrazione.
Tutte le ottime e positive iniziative che l'amministrazione ha messo in campo di "bilancio partecipativo" sono ahime, a mio avviso mera apparenza: si discute in modo pubblico di decisioni gia' prese e confermate a livello di giunta e di "alti piani e dirigenze". Non si puo' pensare di innovare la politica e i suoi contenuti in questo modo. Non si possono apprendere le notizie dai giornali o, sempre in modo polemico, da denuncie strumentali da parte dei gruppi politici di minoranza.

Questa amministrazione deve avere coraggio, coraggio di mettersi in discussione. Coraggio di andare di fronte ai cittadini e parlare chiaro. Su cosa pensano che Modena sia ,.su cosa REALMENTE vogliono e ritengono che Modena deve diventare. Non posso pensare che un progetto come Modena futura che per bocca dei suoi principali sostenitori, porti la citta' a piu' che raddoppiare il proprio numero di abitanti in meno di 20 anni, (300mila abitanti andare al 2030 o simile) non sia presentato ai cittadini fino allo sfinimento, discutendo ed ascoltando tutti in tutti i luoghi in tutte le sedi possibili!

Da 30enne come sono e da persona che sta' facendo una magnifica esperienza extra modenese, di stampo europeo, non posso non chiedermi cosa l'amministrazione pensa di fare per i giovani non solo per il loro tempo libero, ma anche e soprattutto per le loro prospettive future di lavoro e di integrazione nel tessuto della citta'.
E si parla dei giovani arrivati da altre citta' italiane, da (speriamo!) altre citta' europee ed extra europee, si parla dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro, e dei giovani che frequentano l' Universita'. Si parla dei giovani che si ritrovano nei Centri Sociali, come ex-Libera e come oggi il Guernica, dei giovani delle associazioni di volontariato e dei giovani figli di immigrati che nascono oggi nella Modena del 2010.

L'amministrazione deve dialogare con queste realta' e deve secondo me chiedersi davvero e chiedere ai cittadini, anche andando a suonare porta a porta, quale conseguenza possa avere ogni azione o decisione che ha intenzione di prendere.

Cosa vuol dire costruire piscine o campi da golf nei parchi? cosa vuol dire urbanizzare in maniera massiccia la citta' ? cosa vuol dire e come lo si vuol fare.
Io vedo le cite', le banlieu parigine figlie della crisi degli alloggi degli anni 70 e figlie di una risposta alla massiccia immigrazione sostenuta dalla Francia: capisco perche' venga voglia di bruciare le auto. Capisco perche' si creano ghetti. Capisco che i quartieri dormitorio sono piu dannosi che utili. E capisco e vedo che ad oggi il sistema francese sta' ripensando cio' che ha fattto negli anni passati. Forse bisognerebbe riflettere anche a Modena, ovviamente su ben altri livelli fortunatamente non certo ancora comparabili con Paris, ma cmq, avviare una riflessione piu profonda e piu' concertata. E se a livello locale vi sono persone o gruppi di cittadini che si infuriano per certe scelte o non condividono certe decisioni di pianificazione, forse e' perche' non hanno capito le motivazioni: forse non hanno semplicemente capito. Magari varrebbe la pena di ri-spiegare il tutto affinche le persone possano capire e riflettere.

E secondo me, se l' amministrazione entrasse nel mondo universitario per esempio troverebbe tante voci con cui dialogare e di cui ascoltare le esperienze. Lo stesso potrebbe avvenire con forme di ritrovo sociale diverse da quelle canoniche e da sempre conosciute. E magari, evitando l' incancrenirsi di situazioni di disagio e miseria e soprusi come quelle dei tanti "condominii eroina", ci eviterebbero di vedere penose sfilate di camper e roulotte verdi padane urlanti slogan demagocici, strumentali razzisti e sopratuto stupidi e totalmente inefficaci.

Allora, io mi dico: chi deve essere piu "scocciato" nei toni? L'amministrazione che vede scambi di discussione partecipata tra cittadini che si interessano alle dinamiche della citta' o i cittadini in questione che si vedono messi alla berlina per il loro prendere posizione?

Io ci penserei seriamente. E peccato io dico che in questa mail nata per caso forse da una svista o da un errore non tanto casuale, non vi sia una maggiore rappresentanza del mondo politico che deve guidare al meglio la nostra citta'.

Purtroppo sono lontano dalla mia splendida citta' ma il mio amore ed orgoglio per lei non viene meno giorno dopo giorno.
Mi auguro che anche le persone elette democraticamente all' amministrazione nutrano sempre gli stessi miei sentimenti disinteressati.

Nonostante tutto, un buon lavoro e un augurio per un vero confronto.

Federico Iori.

lunedì 19 aprile 2010

un vulcano ci seppellira'....

...questo lo dicevano anche gli abitanti di pompei e di ercolano mi sa'...
comunque sia, under the island, middle of a mountain, there is big bad blowin' system...
Volcano! Il vulcano ci ha bloccati tutti! Tutti fermi, gioca lui. E lui non smette di giocare. Sicche' tutti quanti con il naso in su', scrutando il cielo alla ricerca della prova malefica di ceneri nell' aria a giustificare tangibilmente il blocco. Invece, non vediamo nulla..e come pagani infedeli surfiamo da un sito di informazioni all' altro, beviamo le parole dei tg, ci appelliamo al santo (bevitore!) delle compagnie aeree per avere un segno di ripresa della circolazione; uno spiraglio di movimento in tanta staticita'. Siamo come tornati indietro di 100 anni, o piu'. Bloccati, chi da una parte, chi da un'altra, abbiamo riscoperto il treno, la condivisione delle auto; chi ha scelto di fermarsi ad aspettare nel punto esatto in cui gli era stato impedito il viaggio, chi e' semplicemente tornato a casa, magari fischiettandosela e ridendosela sotto i baffi per l'imprevedibile caos scatenato da un vulcano in una sperduta isola pure fallita economicamente, conosciuta per i geyser e per le canzoni di Bjork. Eppure, non ci lamentiamo. Stiamo tutti qui ad aspettare curiosi di sapere cosa ci diranno gli oracoli del vulcano, aspettando un segno della misericordia di Efeso. Che stavolta si e' davvero ben incazzato. Pero', forse questa calma e quiete forzata, non sono cosi' drammatiche no? Voglio dire: i ritmi si sono spezzati, gli impegni sono saltati, no frenesia di viaggi multitappe correndo da un terminal all' altro, no coincidenze maledette, no angoscia di giustificare il non essere al lavoro. Tutti capiscono, tutti accettano o quasi. C'e' chi riesce ad essere in auto alle otto al lavoro, c'e' chi si adagia suo malgrado nelle hall degli aeroporti in attesa speranzosa, ma nessuno scalpita. Tutti a guardare. Ebbene mi dico, non e' un po' poetico questo? doveva arrivare il vulcano protagonista per rallentare il mondo? Fermare la nostra schizzofrenica voglia di muoverci? Potrebbe essere un' occasione, per chi puo' permetterselo, di riflettere a che livello di frenesia siamo riusciti ad arrivare con gli spostamenti ed i nostri impegni quotidiani. Godiamoci il riposo forzato. O almeno, comunque, potremmo fare una riflessione su quanto valga davvero la pena rimbalzare costantemente ai quattro angoli del mondo....tiriamo un bel sospiro. Sarebbe bello sapere che come noi anche le violenze e le ingiustizie sono stata bloccate dal vulcano. Me lo auguro di cuore.

mercoledì 14 aprile 2010

SEGNALAZIONE: Incontro a Sassuolo

Si terrà domani sera, giovedì 15 aprile, a partire dalle ore 20,30 presso la
sala G.P. Biasin di via Rocca, la conferenza dal titolo *"La responsabilità
della scuola per la formazione intellettuale e sociale degli "ultimi". Il
significato dell'imperativo "I Care".*

Si tratta di una conferenza la cui relatrice sarà la professoressa Rita
Turrini, Direttrice del 3° Circolo Didattico di Sassuolo e che rientra nel
programma di un'iniziativa promossa proprio dal 3° circolo didattico in
collaborazione con la *Fondazione Don Lorenzo Milani di Firenze*.

*Sarà aperta e visitabile, infatti, fino al 17 aprile compreso presso le
Scuole Elementari S.Giovanni Bosco, in via Refice a Sassuolo, la mostra
documentale dedicata alla figura di Don Lorenzo Milani.*

La Fondazione di Firenze, infatti, ha realizzato una mostra fotografica
itinerante, composta da 27 pannelli di grandi dimensioni, su Don Lorenzo
Milani e la scuola di Barbiana, con foto dell'epoca completate da pensieri
estrapolati dagli scritti di don Milani; una mostra che da sabato scorso e
fino a sabato 17, negli orari di apertura della scuola (dalle ore 9 alle ore
16) sarà aperta e visitabile per tutti.

Don Lorenzo era uno di quegli uomini che, per le sue scelte nette e
coerenti, le sue rigide prese di posizione, il linguaggio tagliente e
preciso, la sua logica stringente di ragionare e argomentare, si tirava
facilmente addosso grandi consensi o grandi dissensi con schieramenti
preconcetti che hanno spesso offuscato la sua vera dimensione. Su di lui è
stato detto e scritto molto, sono state fatte opere teatrali e quattro
films, però resta ancora molto da scoprire sopratutto in quella dimensione
religiosa che è l'aspetto fondamentale di tutta la sua vita e delle sue
opere. Non è possibile capire appieno don Lorenzo e i motivi delle sue
scelte se, quando ci si avvicina a lui, non si tiene sempre presente che era
un prete e un prete che aveva deciso di servire Dio nel modo più completo,
dopo che da adulto si era convertito al cristianesimo. Tutto il suo operato
successivo va ricondotto a questa scelta.
ADI, ADU, AND, ANDU, APU, CIPUR-CONFSAL, CISAL, CISL-Università, CNRU, CNU,
CONFSAL-Cisapuni, FLC-CGIL, LINK-Coordinamento Universitario, SNALS-Docenti
Università, SUN, UDU, UGL-Università e Ricerca, UILPA-UR

Roma, 9 aprile 2010

Le Organizzazioni universitarie denunziano che nessuna delle proposte di
modifica al DDL governativo sull'Università (v. in calce il documento del
15.1.10) è stata accolta negli emendamenti presentati al Senato.
Al contrario, risulta ancora più evidente l'intenzione di scardinare il
Sistema nazionale dell'Università pubblica, concentrando le scarse risorse
in pochi Atenei ritenuti 'eccellenti' e ridimensionando il ruolo di tutti
gli altri.
A livello nazionale, si accentua l'attacco all'autonomia universitaria con
l'attribuzione del potere di valutare l'attività del singolo docente ad una
Agenzia nominata dal Ministro. A livello locale, si aumenta ulteriormente
di fatto il potere del Rettore e del Consiglio di Amministrazione
trasferendo la "competenza disciplinare" dal CUN a "collegi di disciplina"
di Ateneo.
Inoltre si aumenta la differenza tra gli ordinari e gli associati,
nell'ambito di un modello che sarà sempre più costituito da pochi docenti
di ruolo e da una 'base' amplissima di precari, in presenza di funzioni di
docenza svolte e non riconosciute.
Il DDL modifica la natura stessa dell'Università sottraendole il ruolo di
sede principale della Ricerca: non è un caso che non si affrontino la
questione dei ricercatori e quella dell'accesso delle nuove generazioni.
E' oramai più che evidente che si vuole demolire definitivamente
l'Università pubblica, autonoma, democratica, di qualità e aperta a tutti.
Contro questo progetto è necessario che la società civile e il mondo
universitario (professori, ricercatori, precari, dottorandi,
tecnico-amministrativi, studenti) si mobilitino compatti.
Si proclama lo stato di agitazione e si invitano tutte le componenti
universitarie a riunirsi insieme nelle Assemblee di Facoltà e di Ateneo per
discutere sul DDL governativo anche alla luce degli emendamenti presentati.
Invitiamo tutti gli Organi accademici (Senati Accademici, Consigli di
Amministrazione, di Facoltà, di Dipartimento e di Corso di Studio) a
pronunciarsi sul DDL governativo.
Si chiede, in particolare, ai professori e ai ricercatori di protestare
contro il DDL governativo anche attraverso la rinuncia a ricoprire ogni
incarico didattico aggiuntivo, come hanno già cominciato a fare soprattutto
i ricercatori in tante sedi.
Si indice una settimana (dal 17 al 22 maggio) di mobilitazione in tutti gli
Atenei.
Si individua la giornata di venerdì 21 maggio 2010 per lo svolgimento di
una Manifestazione nazionale di tutte le componenti universitarie.

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Documento del 15 gennaio 2010:

"ADI, ADU, AND, ANDU, APU, CIPUR-CONFSAL, CISL-Università, CNU, CNRU,
CONFSAL, FLC-CGIL, RDB-CUB, SNALS-Docenti Università, SUN, UDU,
UGL-Università e Ricerca, UILPA-UR

Le sottoscritte Organizzazioni ribadiscono che le soluzioni proposte
dal DDL governativo sull'Università non consentono il rilancio
dell'Università pubblica come Istituzione strategica per il progresso
culturale, sociale ed economico del Paese, anche per la mancanza di
adeguati investimenti a copertura degli interventi previsti dal DDL
governativo sulla qualità del Sistema; interventi peraltro al di fuori di
un progetto strategico sul ruolo, la funzione e la missione dell'Università.

Ribadiscono inoltre i seguenti punti sui quali sono particolarmente critici:

- l'Università pubblica non viene più indicata come "sede primaria della
ricerca";
- l'autonomia del Sistema universitario viene svuotata sia a livello locale
sia a livello centrale, concentrando in poche mani (il Rettore e il
Consiglio di Amministrazione) il potere di gestione degli Atenei e
assoggettando il Ministero competente a quello dell'Economia. Agli Atenei,
invece, deve essere assicurata una gestione democratica attraverso la
partecipazione di tutte componenti. In particolare, deve essere prevista
l'elezione di un Senato Accademico a cui siano attribuiti poteri di
programmazione, indirizzo e controllo;
- i previsti meccanismi concorsuali potrebbero addirittura accentuare il
localismo, senza eliminare i casi di nepotismo e senza premiare il merito;
- la istituzione della figura del ricercatore a tempo determinato, in
aggiunta alla pletora di figure post-dottorato, aggrava il problema del
precariato. Deve, invece, essere prevista un'unica figura pre-ruolo, dotata
di autonomia e responsabilità diretta di progetti di ricerca;
- la progressione economica dei professori e dei ricercatori viene
completamente affidata alla discrezionalità dell'Esecutivo, di fatto del
Ministro dell'Economia, tramite una delega i cui unici vincoli causerebbero
penalizzazioni stipendiali anche a coloro che venissero valutati
positivamente;
- assenza di qualsiasi riferimento al destino degli attuali ricercatori di
ruolo;
- non viene prevista alcuna riforma del dottorato di ricerca che è invece
necessaria e urgente anche per la formazione alla docenza;
- la nuova figura del "direttore generale" rischia di sovrapporsi a quella
del rettore;
- le indicazioni sul diritto allo studio risultano generiche e rinviano ad
una delega totale all'Esecutivo, invece di ridefinire un welfare
studentesco oggi palesemente inadeguato.

Le Organizzazioni ritengono infine inaccettabile la differenziazione del
regime pensionistico tra le varie figure docenti. In particolare,
denunziano i prepensionamenti di associati e ricercatori, in corso in
diversi Atenei, sulla base di recenti normative incoerenti e discriminatorie.

Queste posizioni comuni saranno rappresentate negli incontri con i Gruppi
parlamentari e le forze politiche.

Roma, 15 gennaio 2010"